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Caterina Caselli e la rivoluzione del perdono: sessant’anni dopo la hit è un inno di libertà

today17 Giugno 2026 6

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Caterina Caselli e la rivoluzione del perdono: sessant’anni dopo la hit è un inno di libertà

Ci sono canzoni nate per durare lo spazio di un’estate e altre capaci di attraversare i decenni cambiando pelle ma non significato. È il caso di Perdono, il successo del millenovecentosessantasei che Caterina Caselli riporta oggi sotto i riflettori con un remix contemporaneo nato per Vanity Fair. A ottant’anni la ragazza col caschetto d’oro si definisce un ossimoro vivente, forte come una quercia ma fragile nell’anima, e rilegge quel brano che all’epoca sembrò a molti un passo indietro rispetto alla grinta femminista di Nessuno mi può giudicare. In realtà si trattava della stessa identica battaglia, ovvero il diritto assoluto di decidere per se stessa prima rifiutando i processi degli altri e poi scegliendo in totale autonomia a chi concedere la propria assoluzione.

La storia di Caterina Caselli è dopotutto una continua scelta di libertà fin da quando giovanissima lasciò la provincia modenese sfidando i pregiudizi di una madre che non considerava la musica un lavoro da donne. Dopo aver dominato le classifiche e aver vissuto estati intense passate a guardare l’Italia dal finestrino di un’auto tra un concerto e l’altro, ha saputo reinventarsi diventando la Signora della discografia italiana. Dietro la scrivania della Sugar ha scoperto e protetto il talento fragile di artisti enormi come Andrea Bocelli, Elisa, i Negramaro e Madame, dimostrando che la vera forza sta nel saper ascoltare e dare fiducia.

Oggi quella parola antica e potente come il perdono assume per lei un significato ancora più profondo, lontano dalle canzonette e vicino alle complessità della vita reale, tra il dolore per la scomparsa del marito Piero Sugar e le drammatiche storie di cronaca milanese. Caselli riflette sulla natura di un sentimento che non può mai essere imposto o preteso dall’esterno ma resta un dono sovrano ed esclusivo di chi ha subito il danno. Perdonare richiede tempo e non significa affatto mostrarsi deboli, bensì compiere un vero e proprio atto rivoluzionario che alleggerisce l’anima e permette finalmente di tornare a respirare.

Scritto da: Anna Silvestro

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