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Sound Opinions Yana Bolder
C’era una volta il dubbio dell’arbitro. Oggi c’è il dubbio del VAR, che è pure peggio, perché te lo serve freddo dopo tre minuti di replay e con la convinzione che “ora sì, sarà tutto chiaro”. Spoiler: non lo è mai, ed anzi alimenta i “cattivi pensieri”
Il VAR, nato per fare chiarezza, è riuscito nell’impresa tutta italiana di creare più confusione di prima. Perché una cosa è certa: ogni campo ha il suo VAR, ogni VAR ha la sua idea di calcio, e il regolamento ormai è come il vino annacquato… dipende da chi lo versa, o da chi lo assaggia ,
Prendiamo Atalanta-Roma. Il gol di Scalvini viene convalidato dopo un check infinito: contatto col portiere? Forse. Tocco sospetto? Mah. Ma per il VAR va tutto bene, quindi si riparte come se nulla fosse. Poco dopo, però, tocca a Scamacca: palla in rete, esultanza pronta… e invece no. Fuorigioco. Di quelli chirurgici, col fermo-immagine che sembra più un quadro astratto che una prova. Decisione corretta per il VAR, per carità, ma la sensazione è quella tipica Livornese di Allegriana memoria : “boia dé, allora ditelo che si gioca a sensazione”.
E se non bastasse, ecco Fiorentina-Cremonese. L’arbitro La Penna fischia rigore su Piccoli. Netto? Per molti sì. Ma arriva il VAR, lo chiama al monitor e – come spesso accade – la penna… cancella la penna. Rigore revocato, contatto giudicato non falloso. Una di quelle decisioni che ti fanno pensare che, a forza di rivedere le immagini, s’è perso il senso del gioco tutto diventa opinabile è come un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, possiamo parlarne per ore ma la verità non esiste più …
Il problema non è il VAR in sé. Il problema è che lo stesso episodio, in due stadi diversi, viene giudicato in due modi diversi. E allora il tifoso, più che arrabbiarsi, si rassegna. Perché se le regole sono elastiche come un elastico vecchio, prima o poi ti tornano addosso.
Morale della favola? Il VAR doveva togliere polemiche, e invece le ha moltiplicate. Doveva aiutare il calcio, e invece spesso lo spezzetta, lo raffredda e lo rende incomprensibile. Come si direbbe da me a Firenze : “l’intenzione era bona… ma ‘l risultato, ni”.
Scritto da: gestione
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