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«Il Premio della critica? Datelo a me, scherzavo!», aveva detto tra un sorriso e l’altro durante la settimana di Sanremo. Alla fine è successo davvero: Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, ha conquistato l’Ariston con la sua “Stupida sfortuna”. È una vittoria che profuma di sincerità, capace di unire i puristi della musica e il grande pubblico sotto il segno di un cantautorato lento, fatto di canzoni scritte col cuore e senza alcuna fretta di arrivare.
A ventotto anni, il ragazzo romano che ama il cinema di Nanni Moretti è tornato in un teatro finalmente pieno, lasciandosi alle spalle i ricordi freddi del periodo Covid. Lo abbiamo visto scendere le scale con eleganza, cantare “Parole, parole” insieme a Francesca Fagnani e abbracciare l’ironia come un vecchio amico. La sua vera forza è stata crescere piano, scegliendo la leggerezza al posto della superficialità e divertendosi sinceramente su quel palco.
Filippo ha vinto perché è rimasto sé stesso, dimostrando che per emozionare non serve correre, basta saper raccontare la vita con un pizzico di poesia.
Scritto da: Roberta Loria
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