Niscemi, la terra si apre e un’Italia che deve rinascere…
di Francesco Camiciottoli
NISCEMI — In questi giorni una frana di proporzioni importanti ha messo in ginocchio una parte della cittadina di Niscemi, in Sicilia: un fronte lungo circa quattro chilometri si è staccato dalle colline, costringendo oltre 1.500 persone ad abbandonare le proprie case e creando una “zona rossa” da cui non si può rientrare finché la terra non si stabilizza.
La causa è stata il maltempo eccezionale delle ultime settimane, con piogge intense che hanno saturato il terreno e riattivato un dissesto già fragile. Strade chiuse, quartieri isolati, famiglie che in poche ore hanno dovuto lasciare tutto. La Protezione civile, i vigili del fuoco e i volontari stanno lavorando senza sosta per garantire assistenza e accoglienza.
“In mezzo al caos, nasce qualcosa di semplice e potente: la vicinanza.”
Ma quello che colpisce davvero non sono solo i numeri. È la reazione umana che si muove attorno a Niscemi. Persone che offrono un letto, comunità che raccolgono beni di prima necessità, istituzioni che attivano aiuti concreti per non lasciare nessuno solo.
In un tempo in cui l’Italia sembra spesso divisa, rumorosa, incastrata in polemiche che a volte perdono di senso, Niscemi ci ricorda che l’unità non è uno slogan, ma un gesto quotidiano. Non basta commuoversi davanti alle immagini: serve restare presenti, non voltarsi dall’altra parte quando l’emergenza smette di fare notizia.
Un’occasione per rinascere
E allora il simbolo della fenice non deve parlare solo a Niscemi, ma a tutto il Paese. Che questa ferita diventi per l’Italia un’occasione per rinascere più unita, più consapevole, meno prigioniera delle lotte politiche sterili e più vicina alle persone reali.
Perché l’Italia non è solo nei palazzi o nei dibattiti: l’Italia siamo noi, da Aosta a Niscemi, nei momenti belli e soprattutto in quelli difficili, non solo quando la terra frana, ma ogni volta che scegliamo se restare uniti o dividerci.
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