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Sound Opinions Yana Bolder
Ospite di Fabio Volo nel programma Kong Riccardo Cocciante ha aperto il cassetto dei ricordi regalando un ritratto inedito e profondo della sua vita prima del grande successo. Dalla cima della Torre Branca di Milano il cantante ha ripercorso i passi di un bambino nato in Vietnam che ha scoperto le scarpe solo una volta arrivato in Italia vivendole inizialmente come una vera schiavitù. Cocciante ricorda con nostalgia i colori e gli odori fortissimi della sua infanzia asiatica dove la felicità era correre sotto la pioggia e fare il bagno nelle pozzanghere lontano dall’omologazione che oggi sembra appiattire l’Europa.
Il passaggio dal caldo del Vietnam alla neve dell’Abruzzo non è stato affatto semplice per un ragazzino di madrelingua francese che non sapeva nemmeno come si toccasse un pallone da calcio. In quel periodo di isolamento e piccole prese in giro la musica è diventata il suo unico ponte verso gli altri permettendogli di farsi capire quando le parole ancora non bastavano. Prima di diventare l’icona che tutti conosciamo però Riccardo ha dovuto rimboccarsi le maniche lavorando per cinque anni come segretario in un albergo per aiutare la famiglia che non navigava in buone acque economiche.
Persino i suoi capolavori più grandi hanno dovuto affrontare porte chiuse e pregiudizi come nel caso di Bella senz’anima che inizialmente fu bocciata dalla Rai perché considerata troppo diversa dai canoni dell’epoca. Il pubblico però ha saputo riconoscere subito la potenza di quel grido di disperazione e quel suo stile unico che mescolava influenze nere francesi e americane. Oggi Cocciante lancia un messaggio prezioso ai giovani artisti consigliando loro di studiare e imparare le regole a memoria ma con l’obiettivo finale di dimenticarle per riuscire a scavare dentro se stessi e trovare qualcosa di veramente inedito.
Scritto da: Anna Silvestro
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