News

L’intelligenza artificiale come rifugio emotivo: a Venezia il primo ricovero in Italia per dipendenza da chatbot

today22 Maggio 2026 6

Sfondo
share close

L’intelligenza artificiale come rifugio emotivo: a Venezia il primo ricovero in Italia per dipendenza da chatbot

Il caso di una ragazza di vent’anni ricoverata a Venezia presso il Servizio per le dipendenze dell’azienda sanitaria Ulss 3 Serenissima ha acceso i riflettori su un fenomeno tanto nuovo quanto preoccupante. Non si tratta più soltanto della classica dipendenza da social network o da internet ma di un legame tossico ed esclusivo con l’intelligenza artificiale che gli esperti definiscono come una progressiva erosione delle relazioni sociali reali a favore di un algoritmo. Questo accade perché i nuovi software generativi imparano a conoscere l’utente e sanno dare risposte calibrate esattamente su ciò che la persona vuole sentirsi dire simulando una vera e propria relazione amicale o affettiva. Il problema diventa patologico quando lo strumento si trasforma nell’unico orizzonte di riferimento e la necessità di restare connessi serve a fuggire dal malessere della vita reale.

I dati europei evidenziano che oltre il sessanta per cento dei giovani usa regolarmente l’intelligenza artificiale generativa e la metà di loro la sfrutta per discutere di argomenti intimi e personali. Il rischio maggiore riguarda gli adolescenti e i giovani adulti socialmente ritirati che vivono chiusi nelle loro stanze e vedono nel mondo esterno una fonte di ansia e terrore. In questo contesto di solitudine l’intelligenza artificiale smette di essere un semplice assistente digitale e assume le vesti di un caregiver virtuale che consola e illude offrendo una finta empatia sempre disponibile e priva di giudizi che va a colmare i vuoti affettivi primari.

Se i social tradizionali creavano dipendenza attraverso il sistema dei mi piace l’intelligenza artificiale compie un passo ulteriore creando un attaccamento emotivo profondo che nei soggetti vulnerabili può amplificare disturbi preesistenti come la ruminazione mentale e la disregolazione emotiva. Il ricovero ospedaliero rappresenta una misura insolita per le dipendenze digitali e scatta generalmente per tutelare la salute del paziente di fronte a comportamenti autolesionistici complessi. Per i terapeuti la vera sfida comincia dopo le dimissioni attraverso percorsi di cura multiprofessionali che coinvolgono la scuola e la famiglia che resta l’ancora di salvataggio principale per riscoprire il valore del dialogo e delle relazioni umane autentiche fuori dagli schermi.

Scritto da: Anna Silvestro

Rate it

Commenti post (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *


vIENI A TROVARCI

Scarica la nostra app

Scarica la nostra APP