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Sound Opinions Yana Bolder
Filippo Maria Fanti, che tutti conosciamo come Irama, taglia il traguardo dei trent’anni e decide di raccontarsi senza filtri proprio mentre si prepara per il grande salto verso lo stadio di San Siro il prossimo giugno. Nonostante i 53 dischi di platino e una carriera ormai solidissima, il cantante non ha perso quell’indole da “ragazzo paranoia” che lo accompagna dagli esordi, ammettendo di essere un brontolone cronico e di vivere un rapporto quasi viscerale e spesso turbolento con la sua musica, una compagna con cui litiga e fa pace continuamente.
In questa fase della sua vita Irama ha trovato un nuovo equilibrio grazie a una presenza speciale al suo fianco di cui si dice profondamente innamorato, pur mantenendo quel velo di riservatezza che lo contraddistingue da sempre. La sua quotidianità oggi è scandita anche dal legame fortissimo con i suoi due pappagalli, Eraclito e Talia, che sta educando al volo libero e che rappresentano per lui una vera e propria medicina contro lo stress. Il suo sogno nel cassetto infatti non è un altro premio ma quello di creare una riserva naturale per animali dove poter invecchiare suonando per conto proprio.
L’artista ripercorre anche gli anni difficili dell’adolescenza vissuta per le strade di Monza, definendo quel periodo come una giungla necessaria ma dolorosa che lo ha formato profondamente. Oggi guarda al futuro con una consapevolezza diversa: la sua paura più grande non è fallire in classifica ma non lasciare una traccia duratura nel tempo. Per Irama la musica è l’unico modo per tendere all’immortalità, una sfida quotidiana per trasformare il dolore e le cicatrici della vita in qualcosa di bello che possa restare anche quando le luci del palco si saranno spente.
Tra un incubo notturno e la preparazione di uno show mastodontico a San Siro resta un ragazzo curioso che preferisce la compagnia della natura ai social network e che si emoziona ancora per le cose semplici come il regalo di una pianta di basilico o la pace profonda che si prova nei tre minuti successivi a un concerto dopo aver dato tutto se stesso sul palco.
Scritto da: Anna Silvestro
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