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Sound Opinions Yana Bolder
Patti Smith sta per tagliare il traguardo degli ottant’anni e lo fa come ha sempre vissuto ovvero sopra un palco a raccontare la sua verità tra una poesia e un riff di chitarra. In questo lungo viaggio che parte dalla New York fumosa dei primi anni settanta la sacerdotessa del rock non ha mai avuto peli sulla lingua e persino un mostro sacro come David Bowie è finito sotto la sua lente d’ingrandimento non proprio benevola.
Mentre oggi il mondo celebra il Duca Bianco come un dio assoluto Patti ricorda quegli anni in modo diverso e ammette con estrema onestà che la musica di Bowie in quel periodo non riusciva a emozionarla. In una chiacchierata storica del 1979 avvenuta poco prima di lasciare le scene per trasferirsi a Detroit la cantante spiegava che non le interessava affatto il culto della personalità o la ricerca spasmodica del trono di ultima rockstar.
Il punto centrale della sua critica era la mancanza di spontaneità perché mentre Bowie cambiava maschera ogni giorno passando dal folk spaziale al glam rock di Ziggy Stardust lei cercava qualcosa di più grezzo e immediato. Per la Smith il rock non doveva essere un teatro studiato a tavolino ma un grido di sveglia per una generazione che si sentiva sola e affamata di realtà.
Insieme ad artisti come i Television o i Sex Pistols lei cercava di portare avanti lo spirito libero degli anni sessanta senza troppi fronzoli mentre vedeva in Bowie un’estetica forse troppo costruita per i suoi gusti. Eppure è proprio questa sua capacità di andare controcorrente e di non piegarsi alla nostalgia che l’ha resa l’icona immortale che è ancora oggi pronta a infiammare l’Europa con il suo tour che si chiuderà proprio a Roma a fine luglio.
Scritto da: Anna Silvestro
today25 Aprile 2026 16 3
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