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Sound Opinions Yana Bolder
Ci sono artisti che non hanno bisogno di decenni per spiegare chi sono, perché gli basta una nota, un respiro o un inciso cantato a pieni polmoni per lasciare il segno. Alex Baroni era esattamente così. Oggi, a ventiquattro anni da quel tragico aprile che ce lo ha portato via troppo presto, il suo ricordo non è sbiadito, anzi sembra farsi più nitido ogni volta che la radio passa un suo pezzo. Non era solo un cantante pop, era un’anima soul prestata alla musica italiana, un uomo capace di unire la precisione quasi scientifica della sua formazione alla passione più viscerale.
Prima di calcare il palco di Sanremo e diventare un’icona, Alex era un chimico. Si era laureato a Milano e insegnava nelle scuole, portando avanti quel doppio binario tra provette e spartiti che lo rendeva così concreto e umile. La sua gavetta è stata vera, fatta di ore passate nell’ombra a fare i cori per i grandi nomi della nostra musica, da Eros Ramazzotti a Ivana Spagna. Proprio quel background gli ha permesso di costruire una tecnica mostruosa, che però non è mai diventata fredda esibizione, ma è sempre rimasta al servizio dell’emozione.
Il 1997 è stato l’anno in cui tutto è cambiato. Quando è salito sul palco del Festival con “Cambiare”, l’Italia si è accorta di avere davanti un fuoriclasse. Vinse il premio come miglior voce e da lì la sua carriera è stata un’ascesa continua, tra album intensi, collaborazioni internazionali e persino un tuffo nel mondo Disney, dove prestò la voce a un giovane Ercole. Alex sapeva essere potente e delicato nello stesso istante, capace di scalare ottave impossibili con una naturalezza che lasciava senza fiato.
La sua storia si è interrotta bruscamente a soli 35 anni, a causa di un incidente stradale a Roma che lo ha strappato ai suoi sogni e al suo pubblico dopo settimane di speranza. Ma se oggi siamo ancora qui a parlare di lui, è perché canzoni come “Onde” o “Sei tu o lei” hanno radici profonde. Alex Baroni non è stato una meteora, ma un punto di riferimento che ha insegnato a un’intera generazione di artisti che si può essere tecnici pur restando profondamente umani. Ci manca la sua voce, certo, ma ci resta la fortuna di poterla ancora ascoltare e lasciarci emozionare, proprio come la prima volta.
Scritto da: Anna Silvestro
today25 Aprile 2026 15 3
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