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Sound Opinions Yana Bolder
C’è qualcosa di magnetico nel guardare una vecchia puntata di Friends o le foto sgranate di Carolyn Bessette e John Kennedy Jr che oggi sembra ipnotizzare chi negli anni Novanta non era nemmeno nei pensieri dei propri genitori. Viviamo in un’epoca dominata dall’economia della nostalgia dove i reboot e i ritorni di fiamma sono all’ordine del giorno ma il fenomeno che colpisce i nativi digitali va ben oltre la moda dei pantaloni a vita bassa. La Generazione Z sta riscoprendo un mondo che appare quasi mitologico proprio perché Internet esisteva ma non era un’estensione del corpo umano e non stava infilato in ogni tasca h24.
L’ultimo esempio di questa ossessione è il successo della serie Love Story dedicata proprio ai Kennedy che ci proietta in una New York fatta di cabine telefoniche e attese infinite. Per i ventenni di oggi abituati alle spunte blu di WhatsApp e al controllo costante dei profili social l’idea di dover telefonare a casa di qualcuno senza sapere se risponderà o di doversi presentare di persona per fare una sorpresa appare come il massimo del romanticismo. Quello che oggi chiameremmo stalking o comportamento tossico viene filtrato attraverso una lente di autenticità perduta dove le relazioni umane non erano intermediate da algoritmi o swipe ma dal rischio reale e dal contatto fisico.
Non è un caso se le ricerche di vecchi iPod e di telefoni stupidi ovvero quelli che servono solo per chiamare siano schizzate alle stelle tra chi vuole fuggire dal doomscrolling infinito. C’è una voglia matta di analogico che passa per l’uncinetto le macchinette fotografiche usa e getta e le cassette che si inceppano nel mangianastri. È il tentativo commovente di una generazione iperconnessa di riprendersi il proprio tempo e di proteggere il cervello dal rumore costante delle notifiche cercando rifugio in un’epoca che viene percepita come più semplice e spensierata.
Ovviamente si tratta di una visione ampiamente romanticizzata che dimentica i lati oscuri di quegli anni come la spettacolarizzazione del dolore e la nascita della cultura del gossip più sfrenato. Eppure per chi oggi vede la casa come un miraggio irraggiungibile e il futuro come un’incognita i Novanta restano il simbolo di un benessere che sembrava alla portata di tutti. Restano l’ultima decade in cui si poteva sparire per un pomeriggio intero senza che nessuno potesse geolocalizzarti o giudicare la tua vita attraverso uno schermo cristallizzando per sempre quel senso di libertà che oggi sembra un lusso d’altri tempi.
Scritto da: Anna Silvestro
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