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Sound Opinions Yana Bolder
C’è un prima e un dopo. Nella storia della moda, come in quella dei diritti civili, esistono momenti in cui un oggetto smette di essere “stoffa” e diventa un manifesto. Quel momento, per Yves Saint Laurent, accadde sessant’anni fa.
Mentre il mondo guardava ancora alle gonne a corolla e alla femminilità rassicurante, Yves faceva qualcosa di scandaloso: rubava l’uniforme del patriarcato – lo smoking – e la regalava alle donne. Non era un travestimento. Era un’appropriazione indebita di autorità.
Immaginate la scena: una donna entra in un ristorante di lusso a New York indossando i pantaloni. Le viene negato l’ingresso. Lei, con una flemma che solo la consapevolezza di essere nel giusto può dare, si sfila i pantaloni e rimane in giacca, trasformandola in un mini-abito improvvisato.
“Per una donna, lo smoking è un indumento indispensabile con cui si sentirà sempre alla moda, perché è un indumento di stile e non di moda. Le mode passano, lo stile è eterno.” — Yves Saint Laurent
Quell’episodio di Nan Kempner è il simbolo di ciò che Le Smoking rappresentava: una sfida a viso aperto.
Il genio di Saint Laurent non stava nel copiare l’uomo, ma nel reinterpretare la forza. La spalla era netta, il raso dei revers rifletteva la luce notturna, ma il taglio accarezzava il corpo femminile senza mai costringerlo.
Oggi, a sessant’anni da quel debutto che lasciò i critici di ghiaccio e le donne in fiamme, lo smoking di YSL rimane l’indumento più moderno che una donna possa indossare. È l’equivalente sartoriale di un “No” detto con un sorriso enigmatico.
Yves non ha solo vestito le donne; ha dato loro una nuova postura nel mondo. Ha capito che la vera sensualità non risiede in ciò che si scopre, ma nel potere che si emana. E oggi, ogni volta che una donna infila una giacca nera e sente le proprie spalle farsi più dritte, lo spirito di quel giovane ribelle di Orano continua a vivere.
Scritto da: Arianna Perra
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