La dislessia? Un intreccio di difficoltà e disturbi isolati
Per anni si è pensato alla dislessia come a un disturbo isolato: difficoltà di lettura con caratteristiche specifiche e ben distinte da altri problemi di apprendimento. Allo stesso modo, la disgrafia (scrittura a mano), la disortografia (ortografia) e la discalculia (calcolo) venivano trattate come condizioni separate e indipendenti l’una dall’altra.
Oggi, però, la visione scientifica sta cambiando. In occasione della Settimana Nazionale della Dislessia 2025, la professoressa Daniela Lucangeli, ordinaria di Psicologia dello sviluppo e dell’Educazione all’Università di Padova, spiega che questa distinzione rigida non rispecchia più i dati della ricerca attuale.
«Un tempo l’attenzione era concentrata soprattutto nel distinguere i vari disturbi dell’apprendimento l’uno dall’altro. Tuttavia oggi sappiamo che quando un bambino ha difficoltà di lettura o di scrittura, raramente si trova davanti a un unico “disturbo puro” isolato», dichiara Lucangeli.
L’importanza di più sistemi cognitivi
Secondo Lucangeli, dietro a una difficoltà scolastica apparentemente semplice come leggere o scrivere, non c’è solo un problema di decodifica del testo. Spesso è coinvolto un intreccio complesso di più funzioni cognitive e psicologiche che faticano insieme:
- Attenzione – il bambino può avere difficoltà a mantenere uno sguardo stazionario sul compito.
- Memoria di lavoro – la capacità di trattenere e manipolare informazioni mentre le si sta elaborando.
- Processi esecutivi – competenze che permettono di organizzare, pianificare e regolare le azioni mentali.
- Gestione emotiva – emozioni come ansia, frustrazione o paura dell’errore possono interferire con la performance scolastica.
Queste funzioni non agiscono separatamente: quando uno o più di questi sistemi sono fragili, l’intero sistema cognitivo è sotto pressione. È quindi più corretto parlare di profili di funzionamento complessi piuttosto che di disturbi isolati.
Una diagnosi e un intervento più ampi
Questa prospettiva ha profonde implicazioni su come si interpreta una diagnosi di DSA e come si progetta l’intervento educativo e riabilitativo. Non basta focalizzarsi sul sintomo più evidente, ad esempio la lentezza di lettura, ma è necessario considerare l’insieme delle competenze che contribuiscono alla performance scolastica e come queste interagiscono tra loro.
In altre parole, la difficoltà di lettura o scrittura è spesso il risultato finale di una combinazione di funzioni cognitive che faticano insieme, amplificate da componenti emotive e motivazionali, piuttosto che l’effetto di un singolo deficit specifico.
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