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Sound Opinions Yana Bolder
Il racconto di Giovanni Allevi a Verissimo è un viaggio commovente che parte dal fondo più buio per ritrovare una luce inaspettata e fortissima perché il compositore ha confessato a Silvia Toffanin i momenti terribili in cui il mieloma lo aveva ridotto a pesare solo sessantatré chili portandolo a un passo dal baratro. In quei giorni di degenza oncologica dove le terapie sembravano non bastare Allevi si è chiesto chi fosse davvero arrivando a capire che nonostante il dolore e la malattia esiste dentro ognuno di noi una dimensione invisibile e intatta che niente può scalfire tanto da paragonare la sofferenza a una nuvola passeggera mentre l’io profondo resta il cielo infinito.
La sua ancora di salvezza è stata la musica scritta proprio sul letto d’ospedale trasformando persino le lettere della parola mieloma in sette note musicali per cercare di ammansire quel mostro che lui oggi descrive come una belva che dorme e a cui fa le carezze sotto al mento consapevole che potrebbe svegliarsi ma deciso a vivere ogni istante con un’intensità pazzesca. Nonostante le statistiche mediche dicano che il suo futuro potrebbe non essere lungo Allevi sceglie di non crederci e preferisce concentrarsi su un presente allargato dove ogni concerto e ogni respiro sono un miracolo da celebrare anche quando il tremore alle mani si fa sentire durante le esibizioni mondiali da Buenos Aires a Stoccarda.
Il suo pensiero va sempre ai guerrieri dell’istituto dei tumori persone che come lui lottano ogni giorno e che lo hanno commosso con un applauso spontaneo in corsia un gesto che vale più di mille palcoscenici prestigiosi perché figlio di una battaglia comune. Oggi Giovanni Allevi è la prova vivente che anche dopo il buio più pesto si può tornare a splendere trasformando la fragilità in una consapevolezza nuova e potente che insegna a non dare mai nulla per scontato.
Scritto da: Anna Silvestro
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