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Sound Opinions Yana Bolder
C’è un rumore di fondo che, negli ultimi giorni, sta provando a oscurare il gessetto che stride sulla lavagna. Si parla di numeri, di algoritmi, di “visualizzazioni” che peserebbero più dei compiti in classe. Ma quando la bufera mediatica soffia forte, l’unico riparo sicuro è la voce di chi quella cattedra la vive ogni giorno: gli studenti.
Vincenzo Schettini, il prof che ha reso la fisica “la cosa più bella del mondo”, è finito nel mirino. L’accusa? Un presunto baratto tra voti e traffico web. Ma a smontare il castello di carte non è un ufficio stampa, sono i ragazzi.
«Ci mandava su YouTube? Sì, certo», dicono in coro i suoi alunni. Ma il tono non è quello di chi denuncia un sopruso, bensì quello di chi ha trovato una bussola. La realtà è molto più umana e meno scandalistica di quanto si voglia dipingere:
Quello che sfugge a chi guarda solo i contatori di YouTube è il legame umano. Schettini non è solo un creatore di contenuti; è un docente che ha capito che il linguaggio dei giovani è cambiato. Usare i social per studiare non è un peccato veniale, è un’esigenza moderna.
“È troppo facile puntare il dito contro chi innova. La verità è che lui c’è sempre stato, sia dietro lo schermo che tra i banchi.”
C’è una dignità profonda nelle parole di questi ragazzi che difendono il proprio professore. È la dimostrazione che l’autorevolezza non si costruisce con le minacce o con i favoritismi, ma con la passione che traspare da ogni singolo frame e da ogni singola ora di lezione.
La “bufera” passerà, come ogni fenomeno atmosferico passeggero. Ciò che resta è la fisica, quella vera: quella che attira i talenti invece di respingerli.
Scritto da: Arianna Perra
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