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Sound Opinions Yana Bolder
C’è un’immagine che resta impressa più delle altre nel racconto di Riccardo Fabbriconi ed è quella di lui che in un pomeriggio d’inverno scaraventa un albero di Natale giù dalle scale per poi scoppiare a piangere in un angolo. È da qui che bisogna partire per capire il nuovo Blanco quello che a ventitré anni ha deciso di smettere di correre a cento all’ora per guardarsi dentro davvero. Dopo il successo esplosivo di Blu Celeste e il caos di Sanremo il ragazzo che correva in mutande nei boschi si è fermato perché quel buco che sentiva dentro stava diventando troppo profondo. La svolta è arrivata in spiaggia grazie a un amico palestrato che scoppiando in lacrime gli ha mostrato che la vera forza sta nel chiedere aiuto e così anche Blanco è finito su una poltrona da uno psicoterapeuta a tremare come un bambino per imparare a gestire una rabbia che dice faceva male solo a lui.
Oggi lo ritroviamo diverso più consapevole di quanto crescere faccia paura e di quanto sia necessario lasciar decantare le esperienze proprio come si fa con il vino buono. Il suo terzo album Ma’ nasce da questo silenzio e da un viaggio in Colombia dove ha riscoperto la magia di creare musica insieme agli altri senza la pressione di dover dimostrare sempre qualcosa. Anche il rapporto con il suo storico produttore Michelangelo è cambiato passando dall’essere due cani randagi a sentirsi come due vecchietti che si godono il momento al bar. E mentre si prepara a tornare sul palco dei palazzetti ad aprile Riccardo non rinnega i suoi errori nemmeno quel tour negli stadi che non ha fatto il sold out perché per lui fallire alla grande fa parte del gioco e serve a imparare più di mille consigli da guru dei social.
In questo nuovo capitolo della sua vita c’è spazio anche per i libri consigliati dagli amici e per un ritorno a scuola che sa di fondamenta ricostruite da zero. Studia scienze umane legge filosofia e si rifugia nella sicurezza della scienza perché dopo aver vissuto una vita che sembrava una torre di Pisa pendente ha sentito il bisogno di certezze. C’è poi il rapporto viscerale con i genitori quella madre che gli ha insegnato la semplicità e quel padre che pur non dicendo mai ti voglio bene gli ha fatto capire quanto la sua vita sarebbe noiosa senza un figlio così complicato e vivo. Blanco oggi non cerca più solo i sogni ma le possibilità concrete di essere se stesso senza filtri tra una lettera d’amore agli amici di sempre e la voglia di non sentirsi più un alieno nemmeno quando indossa le ali di una libellula su un set fotografico.
Fonte: Vanity Fair
Scritto da: Anna Silvestro
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