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Addio RAM cinese a basso costo: 32 GB DDR5 ora costano come (se non più di) quelle occidentali

today24 Febbraio 2026 22

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Addio RAM cinese a basso costo: se anche il “Piano B” diventa un lusso

C’era una volta il porto sicuro. Quel sottobosco di store online e marchi dai nomi esotici — KingBank, Asgard, Juhor — dove noi appassionati di hardware ci rifugiavamo quando i prezzi dei “big” occidentali diventavano proibitivi.

Era la nostra zona franca: moduli DDR5 che magari non brillavano per design, ma che con una manciata di euro ti permettevano di chiudere la build dei sogni con 32 GB di memoria fresca. Oggi, quel sogno si è infranto contro il muro di un listino che non fa più sconti a nessuno.


La fine di un’illusione

I dati che arrivano dai mercati asiatici in questo inizio di 2026 sono una doccia gelata. I moduli DDR5 cinesi, quelli che fino a un anno fa costavano il 30 o 40% in meno rispetto a una Corsair o una G.Skill, hanno completato il loro “aggancio”.

Un kit da 32 GB di produzione locale (come quelli basati sui chip CXMT) ha ormai sfondato il tetto dei 500 euro, allineandosi perfettamente — e in certi casi superando — i prezzi dei brand mainstream. Non è solo inflazione. È un cambiamento sistemico che fa male al portafogli e al morale di chi ama il PC gaming e la produttività.

Perché il mercato è impazzito?

La domanda sorge spontanea: perché anche loro? La risposta è un mix amaro di fattori che sembrano aver congiurato contro l’utente finale:

  • L’abbraccio soffocante dell’IA: I grandi produttori stanno spostando la capacità produttiva verso le memorie HBM (High Bandwidth Memory) per i server IA. Risultato? Meno wafer per le memorie consumer.
  • La fine dei sussidi: I produttori cinesi, dopo anni di prezzi aggressivi per conquistare quote di mercato, hanno smesso di “regalare” i chip per puntare al profitto.
  • Lo Shortage 2.0: Non è la pandemia, è la fame di dati. Le scorte sono ai minimi storici e gli OEM stanno rastrellando tutto ciò che resta, lasciando a noi le briciole.

“Ho visto kit che l’estate scorsa portavi a casa con 110 euro essere venduti oggi a cifre che un tempo bastavano per una scheda video di fascia media. È una follia collettiva.”

Il fattore umano: chi ci rimette davvero?

Dietro questi numeri ci sono persone. C’è il ragazzo che stava risparmiando per il suo primo PC, c’è il professionista che deve aggiornare la workstation per lavorare. L’idea della RAM come “commodity” economica è morta.

Oggi comprare 32 GB di RAM è diventato un investimento ponderato, quasi un sacrificio. La sensazione è quella di essere rimasti senza alternative: se anche la “via della seta” del risparmio è interrotta, dove guarderemo domani?


Scritto da: Arianna Perra

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