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La musica italiana sta benissimo: i migliori album che hanno segnato la prima metà del 2026

today14 Luglio 2026 17

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La musica italiana sta benissimo: i migliori album che hanno segnato la prima metà del 2026

I primi sei mesi del 2026 ci hanno regalato una valanga di ottima musica italiana, dimostrando che la scena nostrana è più viva, coraggiosa e frammentata che mai. C’è spazio per tutti in questo inizio d’anno, dai grandi ritorni intimi alle sperimentazioni più radicali. Tra i protagonisti assoluti c’è sicuramente Madame, che con il suo album più maturo e disincantato ha deciso di mettere a nudo le proprie fragilità, le dipendenze e i propri errori senza cercare il consenso facile degli algoritmi o delle radio. Sulla stessa scia di totale onestà si muove Shiva, tornato dopo un periodo personale difficilissimo con un lavoro di redenzione che suona potente, ispirato ai primi anni Duemila e ricco di collaborazioni pesanti. Nel frattempo, Dimartino ha scelto di muoversi da solo con un progetto folk delicatissimo e senza tempo, concepito come un flusso sonoro continuo da ascoltare dall’inizio alla fine, lontano dalle logiche dei tormentoni estivi.

Il mondo del rap continua a evolversi in direzioni inaspettate e stimolanti. Kid Yugi si conferma una delle penne più brillanti in circolazione, capace di unire riferimenti letterari a riflessioni profonde sulla violenza e sulla fragilità di oggi. Dalla provincia ravennate è emersa invece la scheggia impazzita di 18K, un giovanissimo talento fuori dagli schemi che unisce l’hip hop a sonorità elettroniche scure di stampo europeo. Ma la vera forza di questi mesi è la voglia di rovesciare le regole del mercato: lo dimostrano i Tamango, un collettivo torinese che cura tutto in totale autarchia mescolando canzoni, provocazione e teatro, e i Lero Lero, capaci di rispolverare i vecchi canti dei contadini siciliani per trasformarli in una travolgente elettronica mediterranea.

Non mancano poi le scosse più dure, come quella monumentale e interamente strumentale degli Zu con il loro jazz-core viscerale, e il ritorno di Chiello che abbraccia sonorità marcatamente new wave. Tra l’eleganza pop e fiabesca di Marta Del Grandi, il folk misterioso registrato in chiesa da Lamante e il jazz cosmopolita del sassofonista Damian Dalla Torre, questa prima metà dell’anno ci lascia con una certezza assoluta: chi pensa che la musica italiana sia ormai tutta uguale e piatta non sta decisamente ascoltando nei posti giusti.

Scritto da: gestione

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