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Sound Opinions Yana Bolder
A cinque anni dal suo ultimo progetto discografico Arisa torna sulle scene con un album che è una dichiarazione d’indipendenza e un autoritratto senza filtri dal titolo Foto mosse in uscita il 17 aprile questo disco rappresenta una svolta cruciale perché per la prima volta l’artista firma ogni singolo brano rivendicando un ruolo che va ben oltre quello della grande interprete non mi basta più avere una bella voce voglio manifestarmi e raccontare la mia vita ha spiegato durante la presentazione milanese descrivendo il lavoro come un progetto impulsivo e diretto quasi fosse un segno zodiacale Ariete che non conta fino a dieci prima di parlare
Il cuore dell’album affonda le radici in un’educazione improntata alla libertà e al pragmatismo impartita da una madre che l’ha spinta a lavorare già a tredici anni per conquistare l’autonomia economica quella stessa determinazione oggi si traduce in canzoni che parlano di donne capaci di trasformare le proprie lacrime in opportunità e di un’identità che non accetta etichette fisse Arisa racconta con estrema onestà di aver smesso di cercare un uomo che la accompagni preferendo concentrarsi sul proprio percorso artistico e umano tra il desiderio di proteggere i ricordi familiari e la necessità di esporsi senza paura delle proprie contraddizioni o della sofferenza che definisce un momento di passaggio e non una condizione permanente
Il rapporto con il pubblico uscito rafforzato dall’ultima esperienza sanremese sembra oggi più intimo e familiare mentre la cantante si gode una libertà creativa faticosamente conquistata in un’industria discografica non sempre facile da navigare Foto mosse non cerca la perfezione estetica ma la verità di un’immagine sfocata che cattura il movimento reale della vita tra cadute e rinascite dimostrando che oggi Arisa non ha più bisogno di maschere ma solo della sua musica per indicare una strada a chi la ascolta
Scritto da: Anna Silvestro
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