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Piotta e l’arte di riparare il dolore: un viaggio tra nostalgia e libertà creativa

today2 Aprile 2026 2

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Piotta e l’arte di riparare il dolore: un viaggio tra nostalgia e libertà creativa

C’è una forza silenziosa e profonda nel nuovo percorso artistico di Tommaso Zanello, che tutti conosciamo come Piotta. Con il suo ultimo album intitolato Si riparano i ricordi, il rapper romano chiude un cerchio iniziato con la perdita del fratello Fabio, trasformando un lutto privato in un’esperienza collettiva e poetica. Non è un disco che cerca la commozione facile ma un lavoro di pura catarsi che l’artista paragona al kintsugi, l’antica pratica giapponese di aggiustare la ceramica con l’oro per esaltarne le ferite invece di nasconderle. Per Piotta quell’oro prezioso sono stati i vecchi file, gli audio e gli appunti lasciati dal fratello, frammenti di vita che sono diventati la spina dorsale di canzoni dense di umanità.

A 52 anni l’evoluzione è evidente e lo porta verso una dimensione da cantautore moderno che non dimentica le radici hip hop ma le mette al servizio di un racconto più ampio. In questo viaggio non è solo, perché il disco pullula di presenze importanti, da Frankie hi-nrg mc a Tormento, fino a un incredibile omaggio corale a Remo Remotti che vede la partecipazione di giganti come Carlo Verdone, Valerio Mastandrea e Daniele Silvestri. È un richiamo a una Roma che non c’è più, ma che vive ancora nelle parole di chi l’ha amata.

Piotta non risparmia però riflessioni amare sul panorama musicale attuale, denunciando un appiattimento creativo figlio delle logiche di mercato e dei social. Se da un lato loda il talento di artisti come Nayt e Rancore, dall’altro mette in guardia i giovani dall’ansia da prestazione e dalla dittatura dei pochi secondi su TikTok. La sua è una scelta di campo netta: contro la velocità frenetica e l’intelligenza artificiale, lui propone densità e riflessione. In un mondo che corre troppo, la sua musica vuole arrivare lentamente per restare più a lungo, cercando di recuperare quella dimensione umana e collettiva che stiamo rischiando di perdere. Con i prossimi concerti alle porte, l’obiettivo resta uno solo: raccontare una storia vera, senza fretta e con la qualità come unica bussola.

Scritto da: Anna Silvestro

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