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Cristiano e Alice De André: il ritorno in Sardegna e l’arte di vivere un cognome importante

today23 Febbraio 2026 4

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Cristiano e Alice De André: il ritorno in Sardegna e l’arte di vivere un cognome importante

Il legame tra la famiglia De André e la Sardegna non è solo una questione di residenza ma un ritorno alle origini che sa di pace e memoria ritrovata. Cristiano De André lo ha raccontato con emozione nel salotto di Domenica In spiegando come la scelta di tornare a vivere stabilmente nell’isola sia stata dettata dal bisogno di staccare dal caos cittadino e ritrovare quel contatto con la natura che lo accompagna sin da bambino. Ricorda ancora perfettamente quel profumo di mirto e ginestre che lo accolse appena sceso dal traghetto a soli cinque anni e oggi quella stessa terra gli permette di sentire la presenza del padre Fabrizio più vicina che mai soprattutto durante il silenzio delle ore serali.

Insieme a lui in studio c’era la figlia Alice nata nel 1999 che rappresenta il volto moderno e consapevole di una dinastia che continua a evolversi. Se Cristiano ha scelto di onorare l’eredità paterna portando in tour i capolavori di Faber con il suo Best Of Tour 2026 Alice ha intrapreso una strada decisamente più personale e ironica. Con il suo spettacolo dal titolo emblematico Alice non canta De André la giovane artista ha deciso di affrontare di petto il peso del proprio cognome trasformando le aspettative del pubblico in una narrazione teatrale. Non si tratta di un rifiuto delle radici ma della voglia di affermare la propria identità senza dover per forza imbracciare una chitarra.

Durante l’intervista è emerso un aneddoto divertente su come i genitori abbiano scoperto la sua inclinazione per il palcoscenico. Alice ha ricordato un saggio di danza della sua infanzia finito in modo quasi brutale dove la sua attitudine istrionica divenne subito chiara a tutti. Oggi tra teatro e scrittura vive la sua vita tra Milano e la Sardegna portando avanti un percorso che non cerca scorciatoie né pseudonimi. È un ritratto di famiglia che emoziona quello dei De André dove il passato non è una gabbia ma un terreno fertile su cui ognuno costruisce il proprio modo unico di stare al mondo e di comunicare con chi resta e con chi non c’è più.

Fonte: Il Messaggero

Scritto da: Anna Silvestro

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