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Sound Opinions Yana Bolder
L’intelligenza artificiale ha appena perso il suo “pass VIP” (e la musica ringrazia)
Se segui minimamente il dibattito sull’AI, avrai notato che finora ci siamo mossi in una specie di Far West digitale. Le big tech hanno setacciato il web ingoiando di tutto — testi, canzoni, poesie — per addestrare i loro algoritmi a imitarci. Il tutto senza chiedere il permesso, né tantomeno pagare il conto. Beh, la pacchia sta per finire.
Dalla Germania è arrivata una notizia che ha la forza di un terremoto: il Tribunale di Monaco ha dato ragione alla GEMA (la SIAE tedesca) nella sua battaglia contro OpenAI. Il punto è di una semplicità disarmante: se ChatGPT sa citare a memoria i versi di un brano, significa che quel brano è stato copiato e archiviato.
OpenAI ha provato a difendersi con la solita supercazzola tecnica, spiegando che l’AI non “copia” ma analizza solo probabilità statistiche. I giudici, però, sono stati pragmatici: se io chiedo un testo e tu me lo restituisci identico all’originale, quel contenuto è fisicamente dentro i tuoi server. E se non hai pagato i diritti per mettercelo, sei dalla parte del torto.
Perché questa sentenza cambia tutto?
Perché rompe finalmente il dogma del “tutto è gratis se serve al progresso”. Non è una crociata contro l’innovazione, ma una questione di dignità professionale. Gli autori non vogliono spegnere le macchine; vogliono che il loro lavoro venga riconosciuto. Se l’AI diventa uno strumento commerciale che genera miliardi, è sacrosanto che una parte di quel valore torni a chi ha scritto le parole che l’hanno resa così “intelligente”.
Siamo probabilmente di fronte al primo tassello di un effetto domino che travolgerà l’Europa. Il messaggio è chiaro: l’innovazione è fantastica, ma non può correre sulle spalle degli artisti senza che loro ricevano un invito alla festa. La fine della pirateria legalizzata? Forse. Di sicuro, da oggi, le regole del gioco sono cambiate. Per tutti.
Scritto da: gestione
today17 Febbraio 2026 4 1
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